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Origini

Etimologia del nome “Campolieto”

Toponomastica del paese

Economia

Fuochi ed abitanti

Successioni feudali

Serie dei Sindaci e dei Potestà

Serie degli Arcipreti – Parroci e Sacerdoti

 


Origini

Non possiamo precisare il tempo in cui ebbe origine il primo agglomerato abitato. Possiamo, però, asserire con certezza che Campolieto già esisteva nel secolo XI, agli inizi della dominazione normanna; e Signore di Campolieto era a quel tempo Roberto de Russa.
A quell'epoca, infatti, vi erano nel territorio di Campolieto le chiese e i casali di S. Lucia e di S. Marco. Dal Chronicon di S. Sofia di Benevento apprendiamo che Roberto de Russa, Signore di Campolieto, donò la chiesa e il casale di S. Lucia alla Badia di S. Sofia di Benevento, e certamente fece una tale donazione prima del 1092, anno in cui il Papa Urbano II confermò il possesso della chiesa al monastero di S. Sofia.

È da presumersi, quindi, che Campolieto già esistesse nel secolo X, cioè prima del mille.
Il paese sorse nel Medioevo attorno al Castello feudale, tutt'ora esistente, ma non più nella sua struttura originaria (lo constatiamo e lo diciamo con amarezza; perché, assieme alla chiesa parrocchiale, unico e più antico monumento!), ma manomesso e trasformato dalle varie famiglie che lo hanno acquistato, diviso, dagli eredi del barone Jannucci.
La parte più antica del paese, infatti, quella che si arrocca attorno al castello feudale e alla Chiesa parrocchiale, è di struttura medioevale con case l'una addossata all'altra e vie strette, due delle quali
denominate "Porta da Piedi" e "Porta da Capo".

.

"Porta da Piedi": questa espressione designava forse la porta inferiore del paese e segnava l'ingresso all'antico Castello; mentre quanto si stende fuori di essa costituisce il "Casale", sviluppo posteriore del paese.
"La Porta da Capo" metteva forse in diretta comunicazione col Castello feudale.
A nord-est si estende, invece, la parte nuova del paese con case e strade più ampie.

 



Etimologia del nome "Campolieto"

Quale l'etimologia di questo nome dato al paese?
Non è facile stabilirlo.
Alcuni si rifanno all'epoca delle guerre puniche e ricercano nelle parole latine "campus leti" (= campo della morte) l'etimologia del nome.
Durante gli ozi di Capua, verso l'anno 215 a.C., una parte dell'esercito di Annibale si sarebbe avventurata verso le nostre contrade in cerca di vettovaglie e sarebbe stata colpita da una grave pestilenza in contrada "Prati", nell'agro di Campolieto, dove, si dice, sarebbero state ritrovate alcune tombe di guerrieri.
Altri ritengono che nella località dove sorge ora l'abitato, o nelle sue adiacenze, si sia svolta, ai tempi della conquista romana, una grande battaglia con lo sterminio dei vinti.
Ipotesi suggestive, ma storicamente non provate!
Noi pensiamo che un avvenimento di tale importanza (pestilenza che avrebbe decimato una parte dell'esercito di Annibale, o una grande battaglia) avrebbe trovato posto nell'opera del grande storico Tito Livio, al quale non sfuggivano particolari di minore importanza.
Quindi né l'una, né l'altra ipotesi può sostenersi perché non da fonti certe.
Non siamo alieni dal pensare, invece, che il nome del paese sia venuto da quello latino "campus leti" ( campo della morte ), perché nel sec. VIII-IX, tra il finire dei Longobardi e il cominciare dei Normanni, le nostre contrade furono campi di guerre civili, di incursioni di barbari, di scorrerie dei saraceni, dei pirati, ed è probabile che nel luogo ove sorge l'abitato o nelle adiacenze si sia svolta qualche battaglia sanguinosa, da dare il nome alle prime abitazioni coloniche, sorte proprio in quel tempo attorno al Castello feudale, e che furono nucleo generatore dell'attuale comune.
Siamo, però, del parere che l'etimologia di "Campolieto" sia opposta a quella che tanti vorrebbero dare:
Campolieto significa "campo della letizia, della gioia".
Campolieto è voce della bassa latinità. Il vocabolo "campus" appartiene tanto al latino classico, che a quello ecclesiastico, medioevale o decaduto.
Ora nel latino classico "campus" è il piano, la pianura, la superficie pianeggiante, l'aperta campagna, a cui si contrappone mons, collis, silva.
Cicerone, infatti, usa il vocabolo "campus" per indicare l'aperta campagna nelle operazioni militari (e.g. il campus Martii di Roma).
Nella decadenza però il significato di "campus" si allarga. Con questo nome si designa la battaglia, la guerra, la campagna, oppure il luogo ove la battaglia si svolgeva, ma anche l'ager o campo coltivato.
Orbene nel Medioevo la parola "campus" è entrata nella composizione del nome di località abitate, aggruppamenti di abitazioni campestri, villaggi, castelli. Al nome di "campo" si è aggiunto un epiteto per distinguere un paese dall'altro. Così abbiamo avuto: Campobasso, Campochiaro, Campodipietra, Campolattaro ed anche Campolieto ...
L'epiteto "lieto" verrebbe dall'aggettivo latino "laetus" e non dal sostantivo "letum" (morte ), per la posizione ridente in cui il paese sorge e per la giocondità dei suoi abitanti.
Campolieto, quindi, è un campo ameno, giocondo, come Campodipietra è un campo roccioso, Campomarino un campo che sorge presso il mare...
La riprova che l' etimologia di Campolieto è da ricercarsi non nella parola latina di "Campusleti" (campo della morte), bensì in quella di "Campuslaeti" (campo giocondo), l'abbiamo dal "Catalogo" di Carlo Borrelli, nella cui seconda parte si parla dei "Baroni del Regno, ai quali per ordine di Federico II Imperatore, sono stati dati in custodia gli ostaggi della Gallia Cisalpina", e dei "Baroni della Terra di Lavoro, alla cui custodia sono stati affidati singolarmente i prigionieri lombardi".
Al Barone di Campolieto, fu dato in custodia un certo "Enrico de Manfrido: "Domini de Campo Laeto -Henricum de Manfrido".
L'elenco dei Baroni è tratto dal registro dell'anno 1239. Sicché il paese,
già al suo sorgere nel Medioevo, veniva denominato "Campus Laetus", ossia "Campo della gioia".



Toponomastica del paese

Strade

Dagli "Stati delle famiglie" abbiamo rilevato che tra gli anni 1696 – 1715 componevano l'abitato di Campolieto i seguenti vicoli o borghi: Lo Borgo- Porta da Capo (Schifata) - Porta da Piedi - Colle S.Angelo - Colle Natalizio -Ospedale - Torricello - Colle Ferrello e Osteria alla Fontana.
Nel 1715 compare un'altra contrada: "Forno".
Dal 1745 compaiono i vicoli Cas'Arse (poi Casarse) e Coccodrillo.
Nel 1759 troviamo due nuove contrade: Osteria del Tratturo – Osteria Urbana.
Nel 1808 il paese comincia ad estendersi verso l'alto attorno al Convento dei Carmelitani e nasce così la contrada "Monastero"; e dal 1810 "Borgo secondo"; l'Osteria del Tratturo diventa "Taverna".
Dal 1812 si hanno altre contrade: Olmo - Baracca - Sotto gli Orti (queste due ultime diventano poi una sola contrada: "Orti Baracca".
Dal 1836 compaiono; Seconda Taverna - Ospedale Vecchio -Ponticello - Sotto le Coste.
All'inizio del secolo XX sorgono le nuove strade: Fonte Nuova – Via Galdina - Largo Monastero - Largo Salita Monastero - Via Montagna – Olmo Berardino - Orti Baracca.
E finalmente, a metà del secolo XX, la toponomastica di Campolieto è così formata: a cominciare dalla parte bassa (sud) del paese troviamo: Via Giardini -Vico Nuovo - Via dei Pensieri - Via Coste S.Angelo - Via Calata Coste - Largo S. Angelo - Supportico S. Matteo - Vico S. Matteo - Via Casa Parrocchiale - Via Carriera - Via Ponticello - Vico Ponticello - Via Roma - Vico Cieco - Via Colle Ferrello - Vico Colle Ferrello - Vico del Campanile - Vico del Campanaro - Via Guglielmo Marconi – Via Ripe - Supportico Ripe - Vico I Ripe -Vico II Ripe - Via Casarse - Vico I Castello - Via Porta da Piedi - Via Porta da Capo -Via Castello - Vico del Cipollaro - Via Olmo S. Bemardino - Vico I Olmo S. Bemardino - Vico II Olmo S. Bemardino - Vico III Olmo S. Berardino –
Via Orti Baracca - Via Fonte Nuova - Via Galdina – Pozzo S. Vincenzo - Via Monastero - Largo Salita Monastero - Vico I Salita Monastero - Via XXIV Maggio - Largo Monastero - Via Stazione - Contrada Montagna - Via Pianodelle Botte.

Recentemente, a seguito della sistemazione della strada per S. Giovanni in Galdo, è sorta la nuova "Piazza San Giovanni"

Via Monastero e Via Olmo San Bernardino

 

Casali

Fuori dall'
abitato troviamo i seguenti casali o contrade, abitati quasi tutti da famiglie di Cercernaggiore, che vi si sono stabilite in questi ultimi quarant'anni: Contrada Stazione –Contrada Taverna Tratturo – Contrada Astatura - Contrada Taverna Clemente - Contrada Lago - Contrada Monte - Contrada Piano delle Cicorie - Contrada Strette - Contrada Martina - Contrada Pisaturo - Contrada S. Marco - Contrada S. Lucia.
Taverna Clemente

Le più antiche Contrade

Ci piace ricordare le antiche contrade di cui oggi non si ha più memoria:

Case Scaramelle - Colle Pagano - Molino Vecchio - Case Ziccardi – Cepponeto - Pozzo Nuovo - Pisciarello - Castagna - Vallo Santangelo - Fiore di Maggio - Quatrelli - Ceraso - La Chiaia - Colle Morello - Focaliccio – Morge D'Oniddio – Moggia Rinaldo - Lama di Lollo - La Ficora - S. Salvatore - Fonte Colitto - Vallone del Secco - Macchie di Damente - Vicenda Cupa - Macchia Porrazzo - Fonte Vallenera - S. Nicola - Largo del Zingaro - Morgia del Pieschio - La Foresta - La Capanna - Pietra S. Angelo - Troccara – Vallone Cupo - Colle Leone - Lo Lago - Lo Monte - Fonte Dell'Oppio - Valle del Sorvo - Fonte delli Banditi - Cardeto.- Feudo S. Marco - S. Martino - La Cotta - Sorbo di Cammino - Case Linardi - Fonte Cinotto - Morgia Lombardone - Lago Maiuro - Sterponi di S. Belisario - Colle Sommaro - Le Sancete - S. Giacorno - Cannavelle - S. Justa -Sterparo D'Angella - Macchia  deÌla  Corte - Fonte Culillo - Forcatura - L'Aira

Grande -L'Aira Patino - Colle Morello Ischiatorta - Puzzacchio - S. Lucia -Fonte della Noce - Passo Giordano – Sandetella - Lo Faito - Pagliaro  Jalenti - L' Aira di Mascio - Marianegra - La Ruva - Macchia Pagliarossa - L'Orenofio -Giardino - Fonte di Mastropietro – Le Cerque di Rose o Cerase - Le Rocchie -Colle Ceriello - Fonte Saracena - Puzzo della Montagna - Fonte Delli Pidocchi -Fratta Gaglieto - Padulo di Mezzo- Campoduva - La Perata - Marsicana.

Queste contrade costituiscono un punto di riferimento toponomastico e storico molto interessante per meglio delineare le località e i confini del paese.

Aggiungiamo solo che molte di esse sono scomparse o assorbite dalle maggiori contrade o modificate dal mutato linguaggio dialettale.

 

Economia

Gli abitanti sono dediti per lo più alla coltivazione dei campi e alla pastorizia. L'economia del paese, quindi, è essenzialmente agricola.

Il suolo, poco fertile nella parte alta, è più generoso a valle verso Monacilioni e S. Giovanni in Galdo. Esso produce un pò di tutto: grano, granone, avena, orzo, patate, fagioli, pomodori ecc... La parte a valle ha partite coltivate a vite e a olivo.

Tra gli alberi di frutto dominano il ciliegio e il melo.

Nella parte alta, fino a un secolo fa, vi erano boschi magnifici di rovere e di cerro, solo in parte sottratti alla mania del disboscamento.

Per molti anni i terreni, anche migliori, sono rimasti incolti per la mancanza di mano d'opera a motivo dell'emigrazione continua, sia temporanea che definitiva, che ha spopolato il paese, e sia perché i frutti della terra non compensano le fatiche e i sudori dei contadini.

Oggi, però, grazie alla intraprendenza e alla laboriosità di molti nuclei familiari di Cercemaggiore, che negli ultimi trenta anni sono immigrati numerosi nel nostro paese, tutti i terreni sono stati dissodati e coltivati.

E la coltivazione dei campi è accompagnata da un massiccio allevamento

di bestiame.

L'abitato di Campolieto, a m. 725 l/m. trovasi quasi al centro del suo territorio, che va da una altitudine di m. 437 verso il torrente Rizzacorno, ad un'altitudine massima di m. 909 al "Passo di Campolieto", situato nei pressi della Taverna Leccese, e a circa 1000 metri a contrada "Monte".

       I Campoletani un tempo trascorrevano lietamente la vita perché non mancavano di nulla: avevano legna in abbondanza che raccoglievano liberamente nei boschi sottoposti all'uso civico: avevano grano, vino, carne...

A quel tempo c'era anche un vasto allevamento di Tacchini e di Capre.

Anche oggi le poche capre rimaste costituiscono un tipo molto ricercato e si distinguono dal corto pelame e dalle voluminose mammelle.

 

Fuochi ed abitanti

Campolieto fin dalla più remota antichità è appartenuta al Contado di Molise. Nel 1799 fu assegnata al Dipartimento del Sangro e al Cantone di Campobasso, e poi al Mandamento di S.Giovanni in Galdo fino al 1923; dal 1924 al 1964 a quello di Montagano; e dal 1965 al Mandamento di Campobasso.

Riportiamo qui di seguito le indicazioni dei "fuochi" ( dal 1532 al 1739) e degli abitanti (dal 1780 ad oggi)

 

Nel 1532

fuochi

155

 

nel 1545

138

 

nel 1561

146

 

nel 1595

166

 

nel 1648

185

 

nel 1669

144

 

nel 1739

 

244

 

nel 1741

abitanti

1282

famiglie 250

nel 1778

1816

fuochi 144

nel 1780

1917

 

nel 1795

2100

Famiglie 434

nel 1835

abitanti

2210

famiglie 455

nel 1861

2082

famiglie 431

nel 1871

2274

famiglie 478

nel 1881

2262

famiglie 466

nel 1901

1989

famiglie 420

nel 1911

2171

famiglie 458

nel 1921

2121

famiglie 448

nel 1931

2254

famiglie 475

nel 1936

2241

famiglie 464

nel 1951

2330

famiglie 571

nel 1961

2002

famiglie 566

nel 1971

1455

famiglie 467

ne11981

1336

famiglie 466

ne11991

1176

Famiglie 466

ne12001

1037

Famiglie 422

ne12004

1024

famiglie  425

 

Successioni Feudali

Campolieto già esisteva nel secolo XI, agli inizi della dominazione normanna; e Signore di Campolieto era a quel tempo Roberto de Russa.

Tra il 1155 e il 1179 troviamo quale titolare del feudo di Campolieto Rainaldo Borrello, conte di Agnone, discendente della casa dei conti di Marsia. Egli ebbe tra le baronie quella di Campolieto.

Successivamente Campolieto fu assegnato a Rainaldo di Pietrabbondante;

Tra la fine del dominio dei Nornlanni e la dominazione sveva (1194-1266) Signore di Campolieto era un certo Ruggiero Bogardi (o Bozzardi).

Con la dominazione degli Angioini (1266-1442)5 che ebbe inizio con Carlo I d' Angiò, investito dal Papa Clemente IV nel 1265 del Regno di Sicilia, comprendente anche il Mezzogiorno d'Italia, del quale si rese padrone, vincendo il re Manfredi a Benevento nel 1266, il feudo di Campolieto passò al cavaliere "Narmoray di Tarascono" (1269).

Nel secolo XV Campolieto passò alle dipendenze della contea di Montagano con Francesco di Montagano, conte della stessa borgata.

A Francesco successe il figlio Giacomo (1450).

Nel 1477, morto Giacomo senza eredi, il re Ferdinando I d' Aragona investì dei feudi della contea, tra i quali Campolieto, devoluti al demanio, Gherardo Felice di Appiano d' Aragona, Signore di Piombino, per l'irrisoria somma di 22.00 ducati.

Questi, però, non si mantenne fedele alla casa di Aragona; si ribellò al re Ferrante e si diede al conquistatore Carlo VIII. Fu privato, allora, dei beni e dei feudi, che il 23 novembre dello stesso anno 1495 passarono ad Andrea Di Capua, duca di Termoli, per concessione del re Ferrante II.

Ad Andrea di Capua successe l'unicogenito Ferrante, il quale nel 1523 vendette il feudo di Campolieto a Bartolomeo di Capua, conte di Altavilla.
L'imperatore Carlo V con diploma riconferma a Luigi di Capua, ereditario del fendo, la investitura di molti feudi, tra i quali Campolieto.
Nel 1541 Luigi lo donò al fratello Valerio, sua vita durante; successivamente, nel 1547, esso fu venduto a Vincenzo di Capua, duca di Termoli.

Questi a sua volta lo vendette al fratello Pietrantonio di Capua, Arcivescovo di Otranto, il quale nel 1560 lo donò ad un altro fratello, Giovanni Tommaso di Capua. Al detto Giovanni Tommaso succedette il figlio Andrea.

Ma, essendo costui fortemente indebitato, i creditori chiesero ed ottennero con decreto del S. R. Consiglio che i suoi beni, quindi anche il feudo di Campolieto, previa stima del Tavolario Scipione Ranzetta, fossero messi in vendita.

Il feudo di Campolieto restò così aggiudicato, nel 1584, per ducati 14.50 a Fabio Carafa, conte di Montecalvo, il quale già possedeva i feudi boscosi di Martina e di Scannamatrea.

A Fabio Carafa, morto nel 1593, successe il figlio primogenito Francesco, sposato a Zenobia Bologna e, in seconde nozze, a Girolama Tuttavilla, dalla quale ebbe un figlio, di nome Fabio. Questi, sposato a Claudia Carafa, figliola del Conte di Montecarlo, ebbe quattro figli: Beatrice, che andò sposa a Scipione di Sangro, duca di Casacalenda, Giuseppe, Eleonora e Carlo.


A Giuseppe, succeduto al padre nel feudo e morto celibe ne11684, seguì il fratello germano Carlo, sposato a Giovanna Carafa della Spina, vedova del duca di Capracotta, Capece Piscitelli, da cui non ebbe prole.

Carlo Carafa, prima della sua morte, con testamento del 1° maggio 1690, aperto e pubblicato il 10 dello stesso mese, istituì "particolare usufruttuaria" dei suoi beni la duchessa sua moglie Giovanna Carafa, della casa dei duchi di Forlì, e sorella del duca di Montenero.
Dopo la morte di lei doveva succedere, Fabrizio Carafa, principe di Chiusano, col vincolo di fidecommesso e maggiorascato.

Per quanto attiene le terre di Campolieto e di Campodipietra istituì erede 1 'Ill.mo D. Fabrizio di Sangro di Casacalenda, suo nipote, figlio di Beatrice.

Non avendo però Fabrizio presentato il "relevio" a prova della sua ereditarietà non ebbe l' intestazione dei feudi, e il figlio Scipione di Sangro promosse e sostenne una lunga vertenza giudiziaria contro Giovanna Carafa, usufruttuaria del fendo, e nel 1729 gli fu riconosciuto il titolo di "duca di Campolieto" con il diritto alla ricompra del fendo.

Gli successe nel titolo di "duca di Campolieto" sua figlia primogenita D.na Marianna di Sangro.

Giovanna Carafa passò poi a terze nozze con Tiberio Carafa, dei principi di Chiusano.

Sarà il Principe di Chiusano a volere che il fIglio Tiberio sposasse Giovanna Carafa, già al suo trentacinquesimo anno.. Tiberio arricchì sposando Giovanna Carafa, duchessa di Campolieto.

Egli si applicò a governare "con prudenza e giustizia" i sudditi di Campolieto, i quali lo accolsero "con molta allegrezza".

Tiberio non ebbe prole dalla consorte Giovanna. Dopo la morte della Duchessa D .na Marianna di Sangro, avvenuta l' 8 gennaio 1773, ebbe il possesso della tenuta delle terre di Campolieto il Duca di Andria, Riccardo Carafa, per cessione di suo fratello secondogenito don Vincenzo Carafa. Egli pagò il "relevio", dovuto al regio fisco, nella misura di ducati 721,61 e 1/2.

Il relievio fu accresciuto di altri ducati 58,61; in totale ducati 780,52 e 1/2.

A Riccardo successe il figlio Francesco, germano e cugino di Ettore Carafa, conte di Ruvo; e fu l'ultimo utilitario.

I Carafa tennero così il fendo senza titolo fino al 1806; la casa Sangro conservò il titolo senza il feudo..

Don Vincenzo Carafa, secondogenito di don Fabrizio Carafa, Principe di Chiusano, e legittimo successore-erede universale di tutti i suoi beni, non avendo discendenti, volle istituire una secondogenitura, con i dettami di fidecommesso a favore del secondogenito di Ettore Carafa, duca di Andria, che fu Vincenzo Carafa (iunior), il giovane Principe di Chiusano. Questi, sposato a D.na Vincenza Amura, ebbe tre figli: Raffaele, Maria Antonia e Maria Francesca.

La terzogenita, D.na Maria Francesca Carafa, dei Principi di Chiusano, avuti in dote gli ex feudi di Campolieto e di Campodipietra, andò sposa a Don Francesco Jannucci, Barone del Tappino, il quale prese così possesso dei beni dotali della moglie.

Don Francesco era Capitano delle Guardie d'Onore di S.M. Ferdinando II, re di Napoli. Si distinse in gesta militari durante i sanguinosi fatti della "Reazione di Isernia". Viveva troppo lussuosamente presso la Reale Corte del Borbone di Napoli, così che venne a trovarsi nella necessità di dover alienare il Feudo paterno di Tappino seu Capraia e quello di Campodipietra, portato in dote dalla moglie.

Fu così che i Baroni Jannucci, alienato l'avito feudo di Tappino, si trasferirono a Campolieto e vi stettero per circa un secolo e mezzo, fino al 1917. Il 10 settembre di quell'anno, infatti, i Jannucci lasciarono Campolieto e si trasferirono a Campobasso.

Dobbiamo ritenere, però, che il Barone Avv. Francesco Jannucci conservò la cittadinanza di Campolieto ancora per molti anni.
Fu Sindaco, infatti, del paese negli anni 1920-1923, e lo ritroviamo Podestà negli anni 1926-1932.

Il Castello di Campolieto, che fu residenza dei vari "Signori" e Feudatari, fu venduto, diviso, a più famiglie nel 1942, dopo la morte dell' Avv. Francesco Jannucci, avvenuta nel 1940. 





Serie dei Sindaci e dei Potestà

Serie dei Sindaci

Spada Vincenzo (1809) - Jalenti Luigi Maria (1810-1811) - Macciocchini Ferdinando (1811-1813) - Spada Vincenzo (1813-1815) - De Leo Giacinto (1815-1817) - Zaccagnini Luigi (1817-1819) - Macciocchini Ferdinando (1820) - Minotta Pasquale (1821) - Macciocchini Ferdinando (1821-1822) - Minotta Pasquale (1823-1826) - Di Lembo Francesco (1827-1828) - Spada Pasquale (1829-1832) - Zaccagnini Luigi (1833-1834) - Spada Pasquale (1835-1837) - Jannucci Francesco (1838-1840) - De Marco Berardino (1841-1844) - Spada Pasquale (1844-1850) - De Marco Giuseppe (1850-1856) - Miraglia Onofrio (1856-1859) - De Marco Giuseppe (1859-1860) - Jammarrone Francesco (1860-1861) - Jalenti Francesco (1861-1864) - De Marco Giandomenico (1864-1876) - Jalenti Francesco (1876-1877) - De Marco Giuseppe (1878-1882) - Magri Isidoro (1882-1889) - Spada Vincenzo (1889-1893) - Minotta Luigi (1894-1898) - Jannucci Pietro (1898-1899) - Minotta Luigi (1899-1901) - Jannucci Pietro (1901-1902) - Magri Nicola (1902-1904) - Spada Vincenzo (1904-1905) - Magri NIcola (1905) - Casilli Vincenzo (1906-1907) - Minotta Antonio (1908-1910) - Jannucci Avv. Francesco (1910-1914) - Magri Avv. Nicolino (1914-1919) - Amoroso Pasquale (1919-1920) - Jannucci Avv. Francesco (1920-1923) - Minotta Antonio (1923-1926)

Serie dei podestà

Jannucci Avv. Francesco (1926-1932) - Varanese Pier Vittorio (1932-1936) - Mariani Celestino (1936-1938) - Casilli Enrico Michele (1938-1938 Commis. Prefett. ) - Casilli Enrico Michele (1939-1943) - Lanese Nicola (lugl. 1943 ott. "43 Commis. Prefett. ) - De Vito Pier Luigi (ott. 1943 gen."44 Commis. Prefett. )

Nuova serie dei sindaci

Di Nardo Antonio (1944-1945) - Leccese Matteo (1945-1946) - Jammarrone Guerino (1946-1949) - Di Nardo Francesco (1949 Commis. Prefett. ) - Palmiero Carmine Antonio (1949-1951) - Torrente Luigi (1951 Commis. Prefett. ) - Bombardieri Bruno (ago. 1951 dic.1951 Commis.Prefett. ) - Casilli Vittorio (1952-1955) - D' Alessandro Giuseppe (1955-1956) - Di Tommaso Giorgio Michele (1956-1980) - Di Tommaso Pasquale (1980-1985) - Lombardi Italo (1985-1995) - Mariano Giovanni Lorenzo (1995-2004) - Mariano Rodolfo (2004 in carica).

Serie degli Arcipreti–Parroci e Sacerdoti



Riteniamo utile trascrivere i nomi degli Arcipreti-Farroci, così come li abbiamo rilevati dall'Archivio parrocchiale, dalla seconda metà del secolo XVI., in ordine cronologico con la durata degli anni del loro ministero, e dei sacerdoti partecipanti e non partecipanti

Arciprete:       Antonio De Aritonellis (1568)

Arciprete:       Berardino Fetrucci (De Fatrutiis) (1573-1593)

Sacerdoti:        Roberto De Robertis, Sebastiano Miraglia, Leonardo Antonio Fetta, Vincenzo Gariteus (?), Giuseppe Noblet

Arciprete:       Giuseppe.Noblet (1593-1631)

Sacerdoti:        Ippolito Di Leo, Giovanni Antonio Spada, Giovanni Bartolomeo Casciarola, Leonardo Angelo da Fietracatella (hà prestato servizio a Campolieto dal 1626 a11650), Mariano Mariano

Arciprete:       Battista Nolfi (1633-1638)

Sacerdoti:        Mariano Mariano, Amato Ferrarsi, Marco Antonio De Muccio, Tommaso Spada, Giovanni Bartolomeo Casciarola, economo da11638-1640

Arciprete:       Mariano Mariano (1640-1665)

Sacerdoti:        Giovanni Bartolomeo Casciarola, Desio Spada, Giovanni Caserio, Rocco Jacobucci,

Arcipreti:        Carlo Barcandante ( 1665-1679)

Sacerdoti:        Desio Spada, Mario Jacobuccio, Giovanni Orlando (i), Rocco Jacobuccio (economo ne11679), Giovanni Cotica (o Gotica), Giovanni Mariano, Giuseppe Casillo (i), Vincenzo Richetta, Francesco Iammarrone, Bernardino Iammarrone, Domenico Antonellis,

Arciprete:       Rocco Jacobuccio (1680-1694)

Sacerdoti:        Giovanni Di Ruggiero, Ottaviano Di Francisco, Giuseppe Marino, Lattanzio D' Allessandro, Francesco Mariano, Pio Caseario, Giovanni Caserio, Andrea Mastroriris, Cristallo Minotta, economo dal 1689 a11693, Gaetano Di Jorio, Francesco Mariano, Vincenzo Richetta, Anselmo Pillarella, economo dal 1699 al 1702,

Arciprete:       Anselmo Pillarella (1702-1715)

Sacerdoti:        Nicola Valente, Salvatore Boccacci, economo dal 1715 al 1717, Giacomo D' Antonolo,

Arciprete:       Orazio Sacco (1717-1725)

Sacerdoti:        Tommaso Giuliano (i), Bartolomeo De Marco, Pietro Santangelo, economo dal 1719 al 1721, Francesco Carissimi, econotno nel 1725

Arciprete:       Francesco Fucci (1726-1729)

Sacerdoti:        Ignazio De Marco, Francesco De Vita, Giacinto Di Leo, Tommaso Giuliano, Domenico Spada, Mariano Di Lembo

Arciprete:       Francesco Carissimi (1729-1776)

Sacerdoti:        Tommaso Giuliano (i), Domenico Spada, Mariano Di Lembo, Francesco Carissimi (1729-1776), Tommaso Giuliano (i), Francesco De Vita, Macario Di Lembo, Filippo Zaccagnino (i), Ludovico Carissimo, Crescenzo Stampanone, Giacinto Di Leo , Giuseppe Di Leo,  Marcantonio De Marco, Vincenzo Jalenti, Macario Giuliani.

Arciprete:       Eliseo Zaccagnini (1776-1805)

Sacerdoti:        Francesco Mariano, Ludovico Carissimo, Giuseppe Spada, Donato Minotta, Francesco Iammarrone, Tommaso De Marco, Giuseppe Macciocchini, Domenico Jalenti, Francesco Mariani, economo curato nel 1790, Giovanni Di Leo, Vincenzo De Marco, economo curato nel 1805.

Arciprete:       Vincenzo De Marco (1806-1829)

Sacerdoti:        Giuseppe Macciocchini, Domenico Miraglia, Luigi Varanese, Luigi Casilli, Donato Minotta, Michelangelo Di Stefano, Giovanni Di Leo (De Leo ), Serafino Spada, Luigi D'Alessandro, Tommaso Mariano, economo curato dall'aprile 1829. 

Arciprete:       Tommaso Mariano (1830-1846)

Sacerdoti:        Domenico Miraglia, Emanuele Mariano, Luigi Varanese, Luigi Casilli, economo curato dal 1840 al 1842, Vincenzo De Marco, economo curato dal 1842 al 1846, Giorgio Minotta.

Arciprete:       Beniamino Martini (1846-1851)

Sacerdoti:        Stefano Minotta,Giorgio Minotta,Vincenzo Mariano,Vincenzo De Marco, economo curato dall'ott. 1850 all'aprile 1851.

Arciprete:       Vincenzo De Marco (1851-1867)

Sacerdoti:        Giorgio MinottaGiuseppe Venditti, Vincenzo Mariani, economo curato dal 1864 al 1868, Vincenzo Maria Minotta,

Arciprete:       Giuseppe Venditti (1851-1888)

Sacerdoti:       Vincenzo Maria Minotta, economo curato dall'aprile al novembre del 1888, Vincenzo Mariano,             Vincenzo Zaccagnini, Donato Minotta.

Arciprete:       Donato Minotta (1888-1938)

Sacerdoti:       Vincenzo Maria Minotta, Vincenzo Mariani (+ 1892).

Arciprete:       Domenico Vitale (1938-1941)

Sacerdoti:       Giovanni Brogna, economo spirituale dal gennaio 1942 all'ottobre 1942.